Svizzera in bici - agosto 2009
Engadina in bici - agosto 2009
Dopo qualche giorno di allenamento (ma sempre senza esagerare: in totale 5 salite a Selvino e una alla Roncola!), l'11 agosto 2009 mi sono avviato verso la Svizzera, naturalmente in sella alla mia fida (e ormai alquanto vecchiotta) bicicletta.
L'equipaggio - collaudatissimo - era come al solito ridotto al minimo: io.
Del mezzo, salvo qualche appunto legato al peso (~14 kg: non proprio una piuma, ma d'altra parte costituisce un PPP - pretesto psicologico perfetto - per quando qualcuno mi supera in modo ignominioso) e al non ottimale funzionamento di accessori peraltro non trascurabili (sella, freni e cambio) non posso che dire benissimo: funziona sempre e non crea mai problemi. (O meglio: li crea solo quando giace inoperoso nelle lunghe pause invernali; ma questo è ovviamente un altro discorso).

il mio fido mezzo di trasporto ritratto a Susch,
prima del Flüelapass
doppia borraccia, zainetto d'ordinanza e lucchetto rosso
Anche l' equipaggiamento era ridotto al minimo: zainetto contenente un minimo di attrezzatura tecnica (camera d'aria, micropompa e un paio di chiavi), ricambio 'civile' leggero (1 paio di sandali + 1 paio di bermuda + 1 maglietta + 1 paio di mutande che tanto in bicicletta non si usano), pile leggero e giacca di goretex per acqua e vento, libro per riempire le sere solitarie (Stephen Jay Gould, Il sorriso del fenicottero), cartina, coltello (mai usato!), telefonino (senza caricatore).
Il meteo, che per quel che vale avevo studiato preventivamente, si è fortunatamente mantenuto ottimo: caldo (fin troppo, ma non mi sto certo lamentando!) e complessivamente asciutto. In un paio di occasioni - sui passi più alti e nelle ore pomeridiane - mi sono quasi preoccupato per il rischio di un repentino mutamento meteorologico che però non si è mai tramutato in realtà.
La destinazione è stata quanto mai incerta fino all'ultimo, e anche
dopo.
A differenza di altri tours passati, non avevo in effetti un obbiettivo vero e
proprio ed inoltre il tempo a disposizione era relativamente scarso: cinque-sei
giorni al massimo. Ho scelto l'Engadina, che già conoscevo ciclisticamente e
non solo, sia perchè è una regione relativamente rapida da raggiungere da
Bergamo, sia perchè è sempre molto bella.
Da spedizioni precedenti mi era oltretutto rimasto qualche importante passo
alpino che non avevo mai salito (uno per tutti: il Bernina da Tirano), e
l'occasione era ghiotta per chiudere la partita.
L'itinerario non era stabilito in anticipo, ma lo decidevo di giorno in giorno
in base alle condizioni fisiche, al tempo, ai suggerimenti di ciclisti
incontrati lungo la strada e, soprattutto, all' umore dell'equipaggio.
Non resta ora che dire quello che è successo (clicca sul giorno per breve cronistoria):